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Il blog di Oreste Patrone


La mia scena preferita di HP

La saga di Harry Potter offre un ventaglio talmente ampio di scene memorabili che chiunque, ma veramente chiunque, può trovare la propria preferita. Mia sorella, per esempio, adora il momento in cui Severus Piton evoca il Patronus di Lily Potter e pronuncia quella che è una delle battute più famose della saga, il sigillo definitivo della sua redenzione: “Sempre!” Un’amica, invece, si emoziona ogni volta che Silente, durante il discorso di apertura dell’anno accademico, passa la mano davanti alla candela per ricordare a tutti che anche nei periodi più bui basta ricordarsi di accendere la luce. 

La mia scena preferita è più semplice.
È il momento in cui Harry riesce a recuperare la ricordella di Neville Paciock, sottratta da Draco Malfoy durante la prima lezione di volo a Hogwarts. 

Al suo ritorno a terra, Harry viene accolto dai compagni in tripudio. Per lui, che fino a quel momento aveva vissuto nell’ombra, quel breve frangente segna una svolta. Non è solo un atto di giustizia nei confronti di Neville, ma un passaggio fondamentale nel suo percorso di crescita. Per la prima volta nella sua vita, Harry si ritrova al centro dell’attenzione per un talento che gli appartiene e che lo distingue. Ha fatto la sua scelta o, piuttosto, l’ha confermata. Dopo la prima volta sulla scalinata, prima di entrare nella Sala Grande, in cui rifiuta l’alleanza offertagli da Draco Malfoy, sceglie di nuovo la parte giusta, quella di chi difende gli altri dai soprusi anziché infliggerli. In quel momento, Harry si merita il proprio posto nella comunità di Hogwarts.

La forza di questa scena sta nella sua semplicità. Non è la vittoria in un duello epico, non è la sconfitta di un nemico mortale: è un piccolo gesto di giustizia che apre tuttavia una porta verso la costruzione dell’identità di Harry come membro della comunità studentesca di Hogwarts e, più in generale, di quella magica. La storia di Harry, in fondo, è un percorso di affermazione che prende avvio dal lutto e dall’isolamento e si compie nel riconoscimento: non quello derivante dall’essere ciò che gli altri si aspettano che sia, bensì quello conquistato attraverso le sue scelte. Harry passa dall’essere invisibile al sentirsi parte di qualcosa, non per concessione altrui, ma per merito proprio.

Spesso si pensa agli eroi come a figure che compiono imprese leggendarie, ma la verità è che l’eroismo si misura nelle scelte quotidiane. Senza saperlo, Harry in quel momento incarna il vero spirito dell’eroe. Risiede anche in questo la grandezza della creazione letteraria di J.K. Rowling: nella capacità di fondere l’ordinario con lo straordinario, facendo della magia una metafora della crescita, dell’identità e dell’accettazione. Un mondo dove la meraviglia non vive solo negli incantesimi, ma soprattutto nelle scelte, nei legami e nella scoperta di sé.

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