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Il blog di Oreste Patrone


Un napoletano a Cepovan

Ho già raccontato di come per mio padre il confine con la Jugoslavia fosse una cosa difficile da affrontare. Da giovane, convisse a lungo con un’idea stereotipata di quel paese e dei suoi abitanti, che gli impediva di superare quella linea con serenità. Poi qualcosa cambiò e certi timori cessarono. Cominciò ad attraversarlo spesso. Per andare a pranzo, per fare una passeggiata in centro a Nova Gorica o per fare le vacanze. 

C’era molta ingenuità, nel suo interesse per quei luoghi. Per lui, ogni cartello stradale sloveno con il nome di un paese sembrava che dovesse promettere qualcosa. Dopo anni passati a negarsi la possibilità di conoscere quei luoghi, non gli veniva naturale pensare che anche lì, come da noi e come ovunque, esistessero paesi normali, fatti solo di case, vite quotidiane e silenzi. Paesi che magari per chi ci vive sono tutto, ma che a chi ci passa accanto non dicono niente.

Una volta, ricordo, aveva accompagnato mia madre a fare delle terapie in ospedale. Doveva aspettare parecchio e decise di riempire quel tempo andando a visitare Čepovan. Ora, non so se ce l’avete presente, ma parliamo di un paesino che ha poco meno di quattrocento abitanti, simile a tanti altri se non fosse per un cimitero di guerra. Uno dei tanti, qui dalle nostre parti. 

La sera, quando ci sentimmo per raccontarci la giornata, concluse il racconto un po’ deluso: “Ore’, ma nun ce sta ‘nu cazz a Cepovan.” [trad. it. Sai, Oreste, non c’è niente che abbia colpito la mia attenzione, a Čepovan]
Ci penso ogni volta che ci passo. Ogni volta sorrido. 

Da quella volta, Čepovan non è più solo un nome su un cartello, un luogo di passaggio qualunque. È diventato un luogo importante della mia geografia affettiva, un ricordo che mi riporta a mio padre. 
Forse è vero che Cepovan non c’è granché. Eppure io un motivo per andarci ce l’ho. Quando ci passo, m’immagino mio padre che si guarda attorno aspettandosi qualcosa. Mi sembra di sentirlo: “Nun ce sta ’nu cazz a Čepovan.”
Ma per un po’ ci sei stato tu e a me basta.

[In memoria di Antonio Patrone, M.llo 10/03/1948-29/12/2020]



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