MinimiTermini è nato nel 2015 come luogo di sfogo delle mie frustrazioni autoriali. All’epoca ero reduce da una lunga serie di rifiuti da parte degli editori, rifiuti più che comprensibili ma io non ero abbastanza maturo per capirlo e così, invece di mettermi a studiare, creai questo spazio convinto che ci avrei trovato l’approvazione che mi era stata negata altrove.
Esaurita l’ondata di rabbia iniziale, il sito entrò in una lunga fase di stallo, seguita dalla cancellazione di tutti i contenuti e da una nuova vita, durata anch’essa pochissimo. Il motivo era semplice: quei testi non erano onesti. Erano pretesti per cercare l’approvazione di alcune persone e, allo stesso tempo, per recapitare messaggi ad altre. Una combinazione tossica di dipendenza dal consenso e del bisogno di attribuire alle mie parole un peso sproporzionato, come se potessero ferire qualcuno solo per il fatto di essere state scritte.
Dopo un’altra falsa partenza nel 2021, il terzo e ultimo rilancio del sito è avvenuto nel 2023. Stavolta mi ero imposto la regola di scrivere solo di ciò che volevo. Una cosa che avevo capito, infatti, era che la ricerca di approvazione, l’adattamento continuo a un’immagine che non hai costruito tu, ma che ti viene restituita dai numeri e dalle reazioni dei lettori ai tuoi contenuti, è una strada che ti porta lontano da te stesso. Imparata la lezione, dovevo lavorare sulla continuità, mettere da parte quell’alternanza di slanci e arresti, di entusiasmi improvvisi e lunghe pause che aveva caratterizzato il mio rapporto con la scrittura fino a quel momento. Non per inseguire un algoritmo o una presunta coerenza editoriale, ma per allenare la costanza. Dovevo scrivere con regolarità perché diventasse più naturale, meno faticoso e, alla fine, più vero. In questo, la maestra più severa è stata la bicicletta, che mi ha insegnato a coltivare qualità nelle quali ero carente. E anche se ultimamente la pratico poco, la sua lezione ha comunque messo radici.
Tanto impegno si scontra, nondimeno, con l’evidenza che scrivere, di questi tempi nel nostro Paese, può apparire come un gesto marginale e quasi anacronistico. È un gesto lento, che richiede attenzione e silenzio: cose che non concediamo più neppure a noi stessi. Un’attività sostanzialmente inutile, che non cambia il mondo, non paga le bollette. Tolta l’aspirazione, il sogno di essere riconoscibili, di diventare “qualcuno” grazie a ciò che si scrive resta una verità assai scomoda: scrivere, soprattutto di certi argomenti, non è un piacere. O almeno non lo è nel senso rassicurante del termine. Scrivere è un’autopsia a corpo vivo per cercare dentro di noi ciò che fa male, tirarlo fuori, dargli un nome e accettare che possa risultare sgradevole. Scrivere è pure la convinzione di avere qualcosa da dire, di meritare attenzione. È una forma elegante di esibizionismo, la versione alfabetizzata dei selfie e dei balletti su TikTok. Illudersi di essere diversi mentre si chiede, come tutti, di essere notati. Scrivere è un atto che pretende autenticità e al tempo stesso la tradisce, che si nutre di sofferenza ma non rinuncia allo sguardo altrui. Un’autopsia, ma fatta davanti a tutti con la speranza segreta che qualcuno resti a guardare fino in fondo.
Di certo, ammesso che stessi cercando di costruire un seguito con questo sito, le mie scelte non mi hanno aiutato. MinimiTermini non segue una linea tematica stabile. Qui possono convivere la fantascienza e l’hip-hop, un discorso sull’ambiente e un racconto di mostri, una riflessione personale e un pensiero nato dalla visione di un film. Ogni articolo esiste perché doveva essere scritto, non perché doveva flirtare coi parametri di un algoritmo. Avrà molte letture o poche, interesserà a molti o a pochi, ma non sarà questo a determinarne il valore ai miei occhi. Avrà valore nella misura in cui, mentre lo scrivevo, mi sentivo in pace con me stesso.
Questo blog vuole essere uno spazio di libertà, di condivisione e anche di resistenza. Esiste anche grazie alle persone che, nel tempo, lo hanno attraversato e arricchito con la loro voce: Cristian, Andrea, Giuseppe, Monica e Jessica. MinimiTermini non è mai stato un monologo e non vuole diventarlo. Ha l’aspirazione di un progetto corale e per questo vorrei ringraziare ognuno di voi per esserne stati parte, avendomi onorato del vostro tempo.
Il 2026 sarà così.
Se questo spazio ti parla, anche solo a tratti, sei il benvenuto.
Se non ti parla sempre, va bene lo stesso.
Qui si scrive perché è necessario.
Proprio perché non serve a niente.
MinimiTermini



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