In questi giorni, sui social abbondano le notizie sulla guerra in corso, sugli attacchi missilistici, sulla politica estera degli Stati Uniti e sul diritto internazionale. Non voglio fare il solito discorso, quello per cui oggi siamo tutti esperti di diritto internazionale e domani magari lo saremo di sci alpinismo o di biathlon.
Non è questo il punto.
Questa riflessione mi è stata suggerita da una newsletter che ho ricevuto qualche giorno fa. L’autore sosteneva che chiunque sia dotato di senso critico e di capacità di ragionamento dovrebbe esprimersi su questi temi, prendere posizione. Dire da che parte sta.
Non sono d’accordo.
Non è vero che tutti dobbiamo sempre avere un’opinione su tutto. Questa convinzione è alla base di metà della poltiglia che si legge sui social. Informarsi è doveroso, cercare di capire è necessario. E, tuttavia, anche sull’informarsi bisognerebbe capirsi. Aprire Google o, peggio ancora, ChatGPT e chiedere lumi sulla questione palestinese, sulla politica estera degli Stati Uniti o su pratiche mediche delicate non trasforma nessuno in un esperto, né legittima prese di posizione così nette e definitive. C’è differenza tra l’informazione, accessibile a chiunque disponga di una connessione a Internet, e la competenza, che richiede invece anni di studio, di approfondimento e di confronti. La confusione tra le due cose è uno dei mali del nostro tempo ed è alla base dell’altra metà della poltiglia.
A complicare le cose c’è poi il fatto che l’informazione disponibile in rete è spesso fortemente polarizzata. Ogni narrazione tende a privilegiare una posizione o l’altra, a semplificare, a ridurre problemi complessi a scelte binarie.
Sono con. Sono contro.
Ma contro cosa, esattamente? E con chi?
Posso dire che mi affligge vedere case distrutte, persone costrette a fuggire, bambini rimasti senza casa. Questa umanità disperata è qualcosa che mi addolora profondamente, come credo accada a chiunque abbia un minimo di sensibilità. Ma non faccio certo della mia reazione qualcosa di eccezionale. Posso provare disgusto per la violenza e per l’aggressione, ma quello che non farò è entrare nel merito di dinamiche geopolitiche che non conosco e che richiederebbero una preparazione che non ho.
Se devo essere sincero, di Donald Trump ricordo soprattutto il cameo in Mamma, ho perso l’aereo 2. Probabilmente è l’approfondimento più grande che abbia mai fatto sulla sua biografia.
Facciamocene una ragione tutti, che su molte questioni il silenzio non è solo ignoranza. È consapevolezza dei propri limiti.
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