Il lancio della serie HBO “Lanterns” mi fa tornare in mente una recente riflessione sul personaggio di Lanterna Verde. Una di quelle considerazioni probabilmente inevitabili quando si passa troppo tempo a studiare il funzionamento della pubblica amministrazione. La cosa più interessante di Lanterna Verde, infatti, è che non è un supereroe. È un funzionario pubblico.
Almeno se ci limitiamo alla versione moderna del personaggio, quella inaugurata nel 1959 con Hal Jordan. Superman possiede i suoi poteri perché è nato così. Batman ha costruito la propria forza. Hal Jordan, invece, riceve l’anello da Abin Sur, una Lanterna Verde morente. E insieme all’anello riceve un incarico.
Perché il Corpo delle Lanterne Verdi, a guardarlo con attenzione, somiglia molto a un’amministrazione. Ha una sede centrale, Oa. Un organo di vertice, i Guardiani dell’Universo. Un corpo di regole, raccolte nel Libro di Oa. L’universo è suddiviso in settori e ciascuno viene affidato alla responsabilità di una o più Lanterne. Ma, soprattutto, Hal Jordan esercita un potere che non gli appartiene. Gli è stato conferito e, proprio per questo, può essergli revocato.
Nel diritto pubblico, il potere funziona più o meno allo stesso modo: non è un bene personale di chi lo esercita, ma una competenza attribuita per perseguire uno scopo. E al di fuori della funzione che lo giustifica perde la propria legittimazione.
Ma c’è un dettaglio di Lanterna Verde che mi è sempre sembrato ancora più interessante: l’anello si scarica. Deve essere periodicamente ricaricato attraverso la Batteria del Potere (il lanternone verde che si portano dietro, per capirci). E la ricarica è accompagnata dal giuramento delle Lanterne. In questo rito, mi piace leggere il fatto che chi esercita quel potere non può continuare ad alimentarlo senza ricordare, ad alta voce, perché gli è stato affidato.
La legittimazione non è qualcosa che si conquista una volta per tutte, ma deve essere continuamente rinnovata. Nel diritto amministrativo esiste qualcosa che gli assomiglia: il riesame. È il momento nel quale l’amministrazione torna su una decisione e verifica se le ragioni che la giustificavano continuano a reggere nel tempo.
Il potere, insomma, non dovrebbe mai poter sostenere che è legittimo oggi perché lo era ieri.
E poi ci sono i Guardiani dell’Universo. È con loro che il sistema mostra la sua contraddizione più interessante. Tutta l’organizzazione del Corpo delle Lanterne Verdi sembra costruita attorno a un principio preciso: il potere non appartiene a chi lo esercita. Ogni Lanterna risponde del proprio operato e, sopra di lei, esiste qualcuno che può giudicarla.
Risalendo la catena di controllo si arriva ai Guardiani, dove la stessa si interrompe. Sono loro ad aver istituito il Corpo, a stabilirne le regole, a conferire il potere e a poterlo revocare. Eppure, all’interno della stessa architettura istituzionale, non esiste un livello superiore che eserciti sui Guardiani un controllo equivalente a quello che essi esercitano sulle Lanterne.
È la contraddizione più affascinante dell’intera costruzione: un’organizzazione fondata sulla limitazione del potere termina con un potere che non conosce un limite superiore.
“Quis custodiet ipsos custodes?“
I Guardiani non sono eletti, non ricevono un mandato dalle popolazioni che il Corpo protegge e concentrano nelle proprie mani il potere di stabilire le regole, scegliere chi debba farle rispettare e giudicare chi le abbia violate. La loro legittimazione sembra derivare, sostanzalmente, dalla convinzione di possedere la conoscenza e la saggezza necessarie per governare.
E allora forse il Corpo delle Lanterne Verdi, più che a pubblica amministrazione in senso stretto, assomiglia di più all’apparato amministrativo di un’oligarchia di sapienti. È ciò che Robert Dahl definiva guardianship: l’idea che l’autorità politica possa essere affidata a una minoranza ritenuta, per conoscenza e virtù, più capace degli altri di individuare il bene comune.
In questi termini, l’architettura reggerebbe. Le Lanterne sono i funzionari. I Guardiani sono coloro che hanno deciso, autonomamente, di sapere quale sia l’ordine giusto per l’universo. Il che, come forma di governo non mi fa impazzire. Tuttavia, bisogna riconoscere ai Guardiani il fatto che hanno avuto la saggezza di costituirsi in organo collegiale.
Non sarà democrazia, ma è qualcosa.
E poi hanno dalla loro un argomento difficile da contestare: almeno sul nostro pianeta, per combinare casini non abbiamo mai avuto bisogno dei loro errori di giudizio.
MinimiTermini



Lascia un commento