MinimiTermini

Il blog di Oreste Patrone


La linea editoriale che non c’è

Pubblicare con continuità su un blog ha, tra le altre cose, un effetto interessante. Dopo un po’ si accumulano abbastanza dati da cominciare a capire che cosa funziona e che cosa no. Non servono analisi particolarmente complesse o sofisticate, basta guardare le visualizzazioni, le condivisioni, qualche commento, e dopo un certo numero di articoli emergono delle regolarità abbastanza evidenti. Dei pattern, direbbero gli esperti

Nel caso di MinimiTermini, per esempio, ho scoperto che i pezzi che funzionano meglio sono quelli in cui compare maggiormente la persona. I rapporti familiari, i ricordi, le relazioni, le fragilità.

È comprensibile. Sono argomenti nei quali è più facile riconoscersi. Se racconto una difficoltà, una paura, la malattia, il rapporto con mio padre, con mio figlio o con Kyra, probabilmente sto raccontando qualcosa che, cambiando nomi e circostanze, appartiene anche alla vita di qualcun altro. Se scrivo dei Guardiani della Galassia e provo a stabilire se il Corpo delle Lanterne Verdi possa essere considerato l’apparato amministrativo di una tecnocrazia, il bacino dei potenziali compagni di viaggio si restringe sensibilmente.

I numeri, insomma, mi hanno spiegato abbastanza chiaramente che cosa dovrei scrivere se volessi aumentare le visualizzazioni. Ed è proprio per questo che ho deciso di non ascoltarli.

Una delle cose che ho capito durante questo mio ritorno alla scrittura è che potevo ricominciare a farlo con continuità — e, soprattutto, con soddisfazione — soltanto a condizione di non tradire me stesso. Scrivere di ciò che mi interessa quando mi interessa, senza chiedermi se sia opportuno, coerente con quello che ho scritto la settimana precedente o sufficientemente appetibile per chi legge. Soprattutto senza trasformare ciò che mi piace fare in ciò che dovrei fare.

È un meccanismo che conosco bene perché mi è già capitato con la bicicletta. Con la scrittura non voglio commettere di nuovo lo stesso errore. Potrei guardare le statistiche di MinimiTermini e costruirci sopra una linea editoriale. Questo argomento funziona, quindi ne scrivo ancora. Quest’altro interessa meno, quindi lo lascio perdere. Potrei selezionare progressivamente gli argomenti sulla base della risposta del pubblico e probabilmente sarebbe anche una scelta vincente, ma sarebbe il modo migliore per avvelenare nuovamente qualcosa che, dopo molto tempo, ha ricominciato a farmi stare bene.

Il vero motore del blog non sono le visualizzazioni. Il motore sono io. E il combustibile è la soddisfazione che provo quando termino un pezzo, lo rileggo e penso che era proprio quello che volevo dire, che mi appartenga. Che premendo il tasto “pubblica” io stia consegnando agli altri qualcosa nel quale mi riconosca.

È una forma di appagamento molto diversa da quella prodotta dai numeri. Le visualizzazioni arrivano dopo e dipendono dagli altri. Questa arriva prima e dipende solo da me. Ed è soprattutto quella che mi permette di tornare davanti a una pagina bianca la volta successiva.

Credo sia stato Francis Scott Fitzgerald a dire che quando si scrive una storia non bisognerebbe pensare a un pubblico indistinto, ma a un lettore preciso. Scrivere per qualcuno, insomma, invece di cercare di piacere a tutti. Nondimeno, nessuno ha stabilito che il lettore debba essere sempre lo stesso ogni volta che ci sediamo davanti al computer.

Quando scrivo alcune cose posso sentire il lettore molto vicino. Posso quasi immaginare perché sia arrivato fin lì e quale parte della sua esperienza possa incontrare la mia. Quando ne scrivo altre, quel lettore cambia. A volte sarà qualcuno che condivide un interesse professionale, altre qualcuno che ama i cani, altre ancora una persona abbastanza strana da trovare ragionevole dedicare del tempo a interrogarsi sull’ordinamento giuridico del Corpo delle Lanterne Verdi. Alcuni lettori attraverseranno tutti questi mondi insieme a me, altri entreranno soltanto in uno e poi se ne andranno.

MinimiTermini è diventato uno spazio prezioso, nel quale posso concedere alle diverse parti di me di prendere la parola, una alla volta. Se poi qualcuno avrà voglia di ascoltarle, ne sarò felice. Se un pezzo farà molte visualizzazioni, sarò ancora più felice. Non c’è nessuna virtù nel non essere letti e non intendo fingere che i numeri mi siano indifferenti. Semplicemente, ho capito che non possono essere loro a decidere cosa scriverò. Non so chi leggerà quello che pubblicherò la prossima settimana. In questo momento non so nemmeno di cosa parlerà. Ma so che, quando avrò finito di scriverlo, dovrò riuscire a riconoscermi in quello che ho scritto.

MinimiTermini



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