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Il blog di Oreste Patrone


La verità su di noi

Quando trovo su un libro una frase che mi colpisce, la annoto su un quaderno che tengo apposta. È un’abitudine che risale a quando ero ragazzo che oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale e delle risposte immediate, rappresenta una concessione analogica, vagamente nostalgica, quasi un atto di resistenza.

Nelle pagine più vecchie del quaderno ci sono alcune delle citazioni a cui sono più affezionato. Sono quasi tutte di Khalil Gibran, un autore che all’epoca andava fortissimo tra quelli che volevano darsi un tono con la spiritualità. E che costava poco: cento pagine mille lire, la collana iconica della Newton Compton. Però, al di là delle mode, alcune frasi erano davvero belle. Molte mi sono rimaste dentro. Una più di tutte, che ancora oggi mi ritrovo a ripetere spesso: «Dio ha dato molte porte alla verità, per accogliere ogni credente che vi bussi.»

Per molto tempo l’ho letta come un modo per riconoscere che esistono molte strade, molte sensibilità, molti modi di avvicinarsi a ciò che è vero. Oggi mi accorgo che quella frase contiene anche un’altra verità, forse ancora più impegnativa. Per arrivare davanti a una di quelle porte bisogna prima averla cercata, la verità. E già questo non è affatto scontato. Cercarla significa accettare di vivere nell’inquietudine, rinunciare alle risposte comode, esporsi continuamente alla possibilità di scoprire che le proprie convinzioni sono incomplete o addirittura sbagliate. È un cammino che spesso passa attraverso la sofferenza, la delusione e la solitudine. Molti preferiscono abitare certezze fragili piuttosto che affrontare l’incertezza della ricerca. Ma c’è anche chi l’ha fatto e una volta sulla soglia, ha esitato o è tornato indietro.

Il punto è che la verità, soprattutto quella su sé stessi, non basta trovarla. Bisogna anche riconoscerla. E farle posto. Perché la verità è ingombrante. Non entra semplicemente nella nostra vita come un’informazione in più. Non si limita ad aggiungersi a ciò che siamo già. Chiede, anzi pretende spazio. E dentro di noi lo spazio non è infinito. Se la verità entra, qualcosa deve inevitabilmente uscire. Credo che sia stata Simone Weil – non ne sono sicuro perché non è sul quaderno – a dire che il problema non è conquistare la verità, ma fare abbastanza silenzio dentro di sé perché possa entrare.

All’inizio pensavo che quel qualcosa a cui rinunciare fossero le nostre idee sbagliate. Col tempo mi sono accorto che, più spesso, è una parte della nostra identità, quello che ci raccontiamo ogni giorno, quell’immagine di noi stessi a cui siamo tanto attaccati e ci impedisce di andare alla deriva in un mare di domande scomode. La prima, tra tutte: sei disposto a non essere più la persona che eri fino a questo momento?

Forse Dio ha dato davvero molte porte alla verità.
Ma non ha mai detto che attraversarle fosse facile.

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