Recentemente, parlando con un amico della nostra situazione familiare, gli ho spiegato una cosa sulla quale rifletto da tempo e che ho imparato proprio convivendo con quest’ultima.
Quando qualcosa di brutto entra nella tua vita, soprattutto se ci rimane abbastanza a lungo, a un certo punto devi imparare a misurare in modo diverso la qualità della tua esistenza. Il rischio, altrimenti, è di trascorrere tutto il tempo a confrontare ciò che hai con ciò che avresti potuto avere.
Gli ho detto che è un po’ come la tara di una bilancia. Quel peso esiste, ma devi imparare a considerarlo separatamente, se vuoi riuscire a misurare tutto il resto.
Lui mi ha suggerito una metafora che ho trovato ancora più efficace: spostare l’origine degli assi.
In matematica, quando si sposta l’origine di un sistema di riferimento, i punti non cambiano posizione, ma cambiano le loro coordinate. La realtà rimane quella di prima, ma cambia il modo in cui la descriviamo.
Non puoi continuare a considerare ogni giornata partendo dall’idea di come sarebbe stata senza, perché finiresti per attribuire a ogni esperienza un valore inevitabilmente diminuito. Una bella giornata sarebbe una bella giornata, ma nonostante tutto; una risata sarebbe una risata, ma con qualcosa che manca. Persino un momento di serenità finirebbe col ricordarti che saresti potuto essere più sereno.
A un certo punto, devi spostare l’origine degli assi.
Una giornata bella può essere semplicemente una giornata bella, senza doverla confrontare continuamente con una vita che, almeno per il momento, non è quella che avresti scelto.
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